L’economia valdostana mostra segnali di tenuta e conserva fondamentali importanti, ma il quadro che emerge dall’Indagine economica 2026 sul sistema imprenditoriale regionale invita a guardare oltre la superficie dei dati: le imprese resistono, la fiducia per i prossimi mesi resta positiva, ma aumentano le pressioni su margini, competenze, costi, infrastrutture e capacità di fare sistema.
È questo il messaggio principale emerso nel corso dell’incontro “L’economia valdostana nei dati. Prospettive e chiavi di lettura per imprese e informazione”, promosso dalla Chambre Valdôtaine e svoltosi giovedì 28 maggio, nel Salone Maria Ida Viglino di Palazzo regionale ad Aosta. L’appuntamento, accreditato dall’Ordine dei Giornalisti della Valle d’Aosta ai fini della formazione professionale continua, ha visto la presentazione del quadro economico regionale a cura di Paolo Cortese, del Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, e l’intervento di Pepe Moder, imprenditore, giornalista di Radio 24 – Il Sole 24 Ore e docente 24 Ore Business School, dedicato all’impatto concreto dell’intelligenza artificiale sulle piccole e medie imprese.
L’indagine, svolta nel mese di aprile 2026, ha coinvolto 1.290 imprese valdostane e ha analizzato non solo la congiuntura economica 2025 e le previsioni 2026, ma anche alcuni fattori strategici per il futuro del sistema produttivo regionale: ricambio generazionale, resilienza infrastrutturale, impatto di possibili shock logistici, radicamento produttivo, attrattività dei talenti e pressione dei costi.
«Oggi non presentiamo soltanto un rapporto o una serie di tabelle – ha sottolineato il Presidente della Chambre Valdôtaine, Roberto Sapia –. Il compito di una Camera di commercio non è solo misurare: è ascoltare, interpretare e mettere a disposizione del sistema regionale elementi concreti per orientare le scelte pubbliche e imprenditoriali. I dati ci dicono che la Valle d’Aosta ha ancora energie, competenze e capacità imprenditoriali importanti, ma anche che non possiamo limitarci a gestire l’esistente».
«La vera sfida è quella di riuscire ad evolvere in un mondo in continua trasformazione – ha rimarcato l’Assessore allo Sviluppo economico, Luigi Bertschy nel suo intervento di saluto –. E’ quindi necessario continuare a lavorare insieme, anche grazie a momenti di confronto come questi, per rendere sempre più attuali gli strumenti che abbiamo a disposizione. Lo stiamo facendo con il Piano industriale, ma anche attraverso la valorizzazione della filiera del legno, solo per fare due esempi, con l’obiettivo di generare valore dagli investimenti che stiamo portando avanti sul territorio».
«Lavoro di squadra e confronto sui dati sono due elementi di grande importanza per sviluppare politiche pro attive e attente al territorio – ha evidenziato il Presidente della Regione, Renzo Testolin –. perché spesso, in una regione piccola come la nostra, i numeri hanno bisogno di essere spiegati e compresi per assumere il corretto significato. Come in tutte le cose ci sono elementi positivi dai quali dobbiamo partire per poi concentrarci su quegli aspetti che necessitano di essere migliorati. Dobbiamo guardare avanti per riuscire a dare alla Valle d’Aosta forze giovani e nuove energie».
Il rapporto conferma il buon posizionamento della Valle d’Aosta in termini di creazione di valore. Nel 2024 il valore aggiunto regionale ha superato i 5,3 miliardi di euro, con una crescita del +2,5% rispetto all’anno precedente, superiore alla media italiana e del Nord-Ovest. Il valore aggiunto pro capite si attesta oltre i 43,5 mila euro, collocando la regione tra le prime realtà del Paese. Sul fronte imprenditoriale, nel 2025 la Valle d’Aosta conta 10.745 imprese attive, pari all’89,9% delle registrate, ma con una flessione del -3,2% rispetto all’anno precedente. Il dato è influenzato anche dall’adozione della nuova classificazione ATECO 2025, che ha comportato la riclassificazione di 178 imprese dal commercio agli altri servizi, ma segnala comunque la necessità di monitorare l’evoluzione della base produttiva.
Dal punto di vista congiunturale, il fatturato delle imprese valdostane appare complessivamente stabile. La quota di aziende che dichiara un fatturato in aumento passa dal 24,9% del 2024 al 26,6% del 2025, mentre diminuiscono le imprese che segnalano una contrazione, dal 18% al 16,8%. Dietro questa tenuta, tuttavia, emerge una questione decisiva: molte imprese stanno difendendo il mercato comprimendo i propri margini. Secondo l’indagine, il 36,4% degli intervistati riesce a coprire i costi di input erodendo la marginalità, mentre il 24% segnala un’incidenza molto elevata del costo del lavoro.
L’Indice di fiducia a 12 mesi delle imprese valdostane si colloca a 110,1, con base 2025 pari a 100, indicando un miglioramento del clima di aspettative per il 2026. Il dato è particolarmente positivo per agricoltura e turismo e ristorazione, che registrano rispettivamente valori pari a 150,3 e 139,0. Restano invece più complesse le prospettive dell’edilizia e delle costruzioni, con un indice pari a 78,0.
"La Valle d’Aosta arriva a questa fase con fondamentali solidi, ma dentro un contesto che resta complesso. La tenuta del fatturato è un segnale importante, ma va letta insieme alla pressione sui margini – ha evidenziato Paolo Cortese –. Quando un’impresa assorbe internamente l’aumento dei costi per non perdere mercato, nel breve periodo difende la propria posizione, ma nel medio periodo riduce la capacità di investire, innovare e programmare. Per questo gli indicatori di percezione delle imprese sono preziosi: aiutano a capire non solo che cosa è accaduto, ma quali rischi e quali priorità stanno maturando".
Tra i nodi principali evidenziati dall’indagine vi è il tema del lavoro. Nel 2025 le imprese valdostane hanno previsto 21.170 ingressi di figure professionali, ma il 55% risulta di difficile reperimento. Il problema è particolarmente rilevante nel turismo, che rappresenta il 51,5% delle entrate previste. Il tema, tuttavia, non riguarda solo la disponibilità di competenze. La capacità di attrarre e trattenere lavoratori qualificati è sempre più legata alle condizioni complessive del territorio: casa, servizi, mobilità e qualità dell’ecosistema regionale.
"Casa, trasporti e logistica non sono temi separati dall’economia: oggi sono economia – ha osservato Sapia –. Se un’azienda trova una persona disponibile a lavorare, ma quella persona non riesce a trovare casa, il problema non è più soltanto sociale o abitativo: diventa un problema di competitività. Lo stesso vale per i collegamenti: quando un territorio è fragile dal punto di vista infrastrutturale, il costo lo pagano le imprese, i lavoratori, i clienti e la capacità del sistema di attrarre investimenti".
L’indagine segnala inoltre una vulnerabilità infrastrutturale significativa e mostra che oltre il 40% delle imprese non è in grado di stimare il danno economico derivante da una chiusura prolungata dei collegamenti strategici. Il rapporto mette poi in evidenza il forte radicamento delle imprese valdostane e il valore del brand territoriale, ma segnala anche un potenziale ancora inespresso nella collaborazione tra imprese. Solo l’11,8% delle aziende partecipa attivamente a consorzi o reti d’impresa.
"Il radicamento territoriale è una forza, ma non deve diventare isolamento – ha rimarcato Sapia –. Le nostre imprese sono spesso piccole, familiari, molto legate alla qualità del lavoro e alla relazione con il territorio. È un valore. Ma in un mercato sempre più complesso, la piccola dimensione da sola non basta più. In un mercato globale, o facciamo sistema o rischiamo di diventare invisibili".
La parte conclusiva dell’incontro è stata dedicata all’intelligenza artificiale e al suo impatto sulle piccole imprese. Nel suo intervento, Pepe Moder ha richiamato la necessità di superare alcuni luoghi comuni: l’AI non è più uno strumento riservato alle grandi aziende, non richiede necessariamente competenze informatiche avanzate e può produrre benefici concreti anche nelle imprese di dimensioni ridotte.
"La prima barriera da superare è culturale – ha spiegato –. Per molte piccole imprese l’intelligenza artificiale sembra ancora qualcosa di lontano, costoso o riservato a chi ha grandi strutture. In realtà oggi può essere un supporto pratico per scrivere meglio, rispondere più rapidamente ai clienti, leggere dati che l’azienda possiede già, tradurre contenuti, automatizzare attività amministrative. Il punto non è sostituire l’imprenditore, ma dargli strumenti per recuperare tempo e prendere decisioni migliori".
Moder ha indicato alcune applicazioni operative immediatamente accessibili: migliorare offerte, email e comunicazione commerciale; gestire le richieste dei clienti tramite sistemi di risposta automatizzata; analizzare dati aziendali già disponibili; tradurre contenuti per i mercati esteri; automatizzare attività amministrative come preventivi, contratti e fatture.
"L’AI non va subita e non va mitizzata – ha aggiunto Moder –. Va provata, governata e inserita con buon senso nei processi quotidiani. Anche una microimpresa può iniziare con attività semplici, misurabili e a basso costo. Il vero rischio, oggi, non è sperimentare troppo: è restare fermi mentre clienti, mercati e concorrenti si muovono".