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L'etichettatura dei prodotti alimentari

11 aprile 2008

Modernizzare, semplificare e chiarire la legislazione europea sull'etichettatura dei prodotti alimentari. E' questo l'obiettivo della proposta di regolamento presentata dalla Commissione Europea lo scorso 30 gennaio che, unendo in un testo unico otto direttive, rivede le regole UE per l'etichettatura generale e l'etichettatura nutrizionale dei prodotti alimentari. In definitiva, l'intento di Bruxelles è di correggere alcune regole in modo da adattarle ai bisogni dei consumatori e permettere a questi ultimi di effettuare delle scelte oculate in relazione ai prodotti che essi comprano. Nello stesso tempo, l'utilizzo di uno strumento giuridico - il regolamento - obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri dovrebbe favorire un ulteriore sviluppo di un mercato comune armonizzato ed un aumento degli scambi intercomunitari.

Contenuto della proposta
Quanto al contenuto della proposta, onde evitare di dare troppe informazioni ai consumatori che comportano solo confusione, il testo introduce l'obbligo nell'etichetta degli alimenti confezionati di informazioni nutrizionali essenziali come valore energetico, percentuale di sale, quantità di zucchero e grassi. Inoltre, sono fissati principi generali per l'etichettatura di alimenti e in particolare l'obbligo di prevedere una etichetta leggibile (con caratteri di 3 millimetri almeno), chiara e la proibizione di citare menzioni facoltative che siano in evidenza rispetto alle informazioni la cui menzione è obbligatoria.

La proposta di regolamento introduce una novità rispetto alle norme attuali. Considerato il rischio collegato agli allergeni, si dispone che tutti gli alimenti contenenti sostanze allergizzanti - quali ad esempio arachidi, latte, pesce, ecc - debbano indicarlo sull'etichetta o in altro modo adeguato. Così facendo viene ampliata la portata delle attuali disposizioni in materia di etichettatura degli allergeni che riguardano solo gli alimenti preconfezionati. In virtù delle nuove regole, anche gli alimenti venduti sfusi e il cibo servito nei ristoranti o in altri luoghi di ristorazione dovranno indicare la presenza di allergeni per meglio proteggere le persone sensibili a queste sostanze.

Un chiarimento, infine, rispetto all'indicazione del luogo di origine. Il requisito fondamentale posto dalla normativa rimane lo stesso: tale indicazione rimane facoltativa. Tuttavia, la proposta chiarisce che nel caso in cui l'omissione di tale informazione inducesse in errore il consumatore rispetto al reale luogo di origine del prodotto (a causa del nome commerciale o altri elementi sull'etichetta, quali un'immagine, una bandiera, o il riferimento ad una località), l'indicazione del luogo di origine diviene obbligatoria. In ogni caso, l'indicazione del paese d'origine o del luogo di provenienza di un prodotto alimentare in quanto strumento di commercializzazione, sia essa facoltativa od obbligatoria, non deve ingannare il consumatore e deve essere basata su criteri armonizzati. Infine, è introdotta una nuova possibilità: la menzione "prodotto dell'UE", un'opzione aperta per gli operatori del settore alimentare che vogliono richiamare l'attenzione dei consumatori sulle qualità del loro prodotto e sugli standard di produzione dell'Unione europea. Anche tali indicazioni devono essere conformi a criteri armonizzati.

1.Sono originarie di un paese le merci interamente ottenute in tale paese. Una merce alla cui produzione hanno contribuito due o più paesi è originaria del paese in cui è avvenuta l'ultima trasformazione o lavorazione sostanziale, economicamente giustificata ed effettuata in un'impresa attrezzata a tale scopo, che si sia conclusa con la fabbricazione di un prodotto nuovo od abbia rappresentato una fase importante del processo di fabbricazione.

2.Queste fattispecie non sono da confondere con i casi in cui l'obbligo di fornire l'indicazione sia previsto da norme nazionali e comunitarie (come è il caso di specifiche categorie di prodotti quali, ad esempio, le carni bovine e avicole, i prodotti ortofrutticoli freschi, il latte, i prodotti per la pesca e la passata di pomodoro), nè alla normativa riguardante la denominazione di origine mirante ad accertare la qualità dei prodotti alimentari.

Fonte: Unioncamere Bruxelles News - newsletter n.28